Venosa è un comune in provincia di Potenza nell'area del Vulture.
È uno dei 37 comuni menzionati dall'associazione "I borghi più belli d'Italia", assieme ad altri tre della regione: Acerenza, Castelmezzano e Guardia Perticara.
Geografia e clima
Circondata da una rigogliosa vegetazione, la cittadina è situata al margine nord-orientale della Basilicata, su una delle alture dell’Appennino lucano, vicino al confine con la Puglia. La sua altezza sul livello del mare è di 415 metri. Il clima è piuttosto temperato, con inverni abbastanza rigidi ed estati calde.
Storia
Antichità
Le tracce rinvenute (risalenti a circa 600.000 anni fa) certificano la presenza umana nel territorio di Venosa sin dai tempi della Preistoria. Gran parte di queste testimonianze si trovano al "Parco Paleolitico" di Notarchirico, un'area non molto lontana dal centro.
La cittadina venne fondata dagli antichi Romani nel 291 a.C. con il nome Venusia, dopo aver cacciato i Sanniti dal suo territorio e ne fecero una colonia, ove si trasferirono circa 20.000 persone. Entrata a far parte dell'impero romano, la città ricevette il titolo di Municipium (città romana), conferendo il diritto di voto e di cittadinanza ai suoi abitanti.
Diverse le ipotesi per l’antica Venusia. Raccoglie maggior credito quella che ritiene la città fondata in onore della dea dell’amore, Venere (in latino Venus, anche tramite il trasformato fenicio Benoth). Per altri, l’origine del nome è nell’abbondanza e bontà dei suoi vini (vinosa), oppure nelle vene d’acqua di cui è ricca o, ancora, nel clima ventilato (ventosa).
Dopo l'occupazione romana, Venosa acquisì un grande sviluppo, data la sua collocazione privilegiata nella Via Appia (una delle più importanti vie di comunicazione dell'antichità), che collegava Roma a Brindisi. Nel 65 a.C., in questo comune nacque e visse la propria adolescenza Quinto Orazio Flacco, uno dei più illustri poeti dell'epoca antica, il quale emigrò, in seguito, a Roma.
Nei primi periodi dell'avvento del cristianesimo (intorno al 70 d.C.), in questa cittadina si insediò una delle prime comunità ebraiche in Italia, che riuscì ad integrarsi con la popolazione locale. Infatti, basti pensare che la collina della Maddalena presenta nelle sue cavità sia sepolture semite che cristiane. Nel 114 d.C. venne aperta la via Traiana, che collegava Benevento e Brindisi ma non toccò Venusia, portando conseguenze economiche svantaggiose per la città.
Medioevo
Con la caduta dell'impero romano ed il conseguente l'avvento dell'era medievale, Venosa fu soggetta a ripetute occupazioni da parte di popolazioni barbariche dal V secolo d.C.. Nel 476 d.C. gli Eruli di Odoacre invasero la cittadina mentre gli Ostrogoti, nel 493 d.C., la trasformarono in un centro amministrativo, politico ed economico, anche se in seguito conferirono questo titolo ad Acerenza. Tra il 570 ed il 590 d.C., i Longobardi la elessero Gastaldato mentre nell'842 la città venne saccheggiata dai Saraceni, i quali a sua volta furono cacciati da Ludovico II, imperatore del Sacro Romano Impero.
Seguirono i Bizantini, che vennero poi sconfitti, durante la battaglia del fiume Olivento, dai Normanni di Arduino nel 1041. Durante il dominio normanno, Venosa venne assegnata a Drogone d'Altavilla. Da segnalare anche la presenza dei Greci intorno al 980 d.C., testimoniata del monastero di "San Nicola di Morbano". Nel 1133, Venosa fu saccheggiata e data alle fiamme da Ruggero II di Sicilia. Con la venuta degli Svevi, Federico II fece costruire un Castello, eretto in un luogo ove esisteva un fortilizio Longobardo del XI secolo, a cui assegnerà la funzione di Tesoro del Regno (Ministero delle Finanze).
Dal 1200, il Castello divenne il convento dei Frati Agostiniani, passato poi ai Salesiani ed infine ai Padri Trinitari, che ancora oggi albergano in questa edificazione. Intorno al 1177, circa lo stesso periodo dei Frati Agostiniani, vi era la presenza di monache nel "Monastero di San Benedetto". Nel 1232, nasce a Venosa il futuro imperatore svevo Manfredi, figlio di Federico II e Bianca Lancia. Successivamente arrivarono nella città gli Angioini e nel 1304, l'imperatore Carlo D'Angiò assegna Venosa con titolo comitale al figlio Roberto, detto "Il Saggio".
Rinascimento
Dopo un continuo avvicendarsi di signori feudali, la città venne concessa come feudo agli Orsini nel 1453. Passata a questa nobile famiglia, fu portata in dote nel 1443 da Donata Orsini al duca Pirro Del Balzo, che fece costruire il Castello (dal 1460 al 1470) e la Cattedrale di Sant'Andrea (di cui si conosce solo la data di terminazione, 1502, e di consacrazione, 1531).
Dopo gli Angioini, si stanziarono gli Aragonesi della famiglia Gesualdo, che divennero, nel 1561, feudatari e principi di Venosa, rendendo questa cittadina un importante centro di attività culturali, intellettuali e artistiche. Fu in questo periodo che visse il principe Carlo Gesualdo, musicista tra i più prestigiosi del suo tempo ma anche tra i più discussi. Infatti si dice che abbia assassinato nel Castello la sua sposa (nonché cugina) Maria d'Avalos, rea di averlo tradito con il duca di Andria, Fabrizio Carafa.
Nel 1589, secondo le norme del Concilio di Trento, il monastero femminile "Santa Maria della Scala" viene trasferito e costruito al di fuori delle mura della città. Nel tardo Rinascimento, nacque il futuro cardinale Giovanni Battista De Luca nel 1614, il quale si trasferì successivamente per studiare a Salerno e a Napoli per poi stabilirsi a Roma, ove ricevette la nomina di cardinale dal papa Innocenzo XI. Nel 1647, Venosa prese parte alla rivolta masaniellana, guidata in Basilicata da Matteo Cristiano.
Dal settecento ad oggi
In entrambi i secoli, il feudo di Venosa venne affidato a varie famiglie nobili, come i Ludovisi e i Caracciolo. Sul finire del '700, i Rapolla ed altri galantuomini venosini elaborano la costituzione della municipalità repubblicana, la quale venne ostacolata dalle rivolte del popolo, creandò così un forte conflitto tra le due parti.
Nel 1808, Venosa divenne la terza città con più possedimenti della Basilicata, dopo Melfi e Matera, oltre ad avere diritto attivo e passivo nel Parlamento Nazionale Napoleonico. Nel 1820, ebbe anche un piccolo ruolo nelle sommosse contadine e nei moti carbonari. Tra i venosini si rese protagonista Luigi La Vista, poeta e scrittore di sentimenti liberali, il quale venne ucciso durante queste insurrezioni sulle barricate a Napoli da una guardia svizzera il 15 maggio 1848.
Tra il gennaio e il luglio del 1849, Venosa registrò probabilmente il periodo più nero della sua storia contemporanea. Si instaurò un durissimo astio tra possidenti terrieri, chi era favorevole alla cessione di quote di terre ai contadini e chi invece era contrario. Il disaccordo sfociò in una vera e propria guerra civile, aggravata da interessi politici e vendette. Il conflitto venne bruscamente represso e molte persone (gran parte innocenti) finirono nelle segrete del Castello.
Nel 1861 fu occupata dai briganti del rionerese Carmine Crocco, i quali, dopo aver sconfitto la guarnigione della Guardia Nazionale venosina, furono accolti e appoggiati dalla popolazione locale. Nel 1866, nacque a Venosa Vincenzo Tangorra, deputato del Partito Popolare e ministro del Tesoro durante il primo governo Mussolini. Nel 1889, Giustino Fortunato ricevette la cittadinanza onoraria per il suo impegno profuso nella costruzione della linea ferroviaria Rocchetta-Gioia del Colle.
A partire dal novecento, Venosa non registrò avvenimenti piuttosto eclatanti. Tuttavia bisogna ricordare che nel 1908 ci fu il passaggio dall'illuminazione a petrolio e gas a quella elettrica mentre nel 1946, terminata la seconda guerra mondiale, il referendum istituzionale del 2 giugno registrò 3.047 voti per la monarchia e 2.959 per la repubblica. Nel 1992 venne celebrato il bimillenario della morte di Orazio Flacco.