Il 15 aprile 2000 tolta la censura alla collezione dei Borboni ( Gabinetto segreto)
Al Museo archeologico nazionale di Napoli, dopo secoli di censure, viene riaperta definitivamente al pubblico la collezione riservata dei Borboni chiamata "Gabinetto Segreto", costituita da reperti a soggetto erotico o sessuale rinvenuti negli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano. Vastissima eco internazionale.
Storia
Gabinetto Segreto" (G.S.) è il nome che i re Borboni hanno dato alle sale riservate (alle quali "avessero unicamente ingresso le persone di matura età e di conosciuta morale") in cui vennero raccolti i vari reperti a soggetto erotico o sessuale che man mano venivano alla luce negli scavi di Pompei ed Ercolano o erano acquisiti in altro modo; nel corso dei secoli la collezione è stata chiamata anche "Gabinetto degli oggetti riservati" o "osceni" o "pornografici". Dopo i moti rivoluzionari del 1848 il G.S. divenne simbolo delle libertà civili e di espressione, quindi viepiù censurato in quanto considerato politicamente pericoloso. Venne addirittura proposta la distruzione dei reperti (in quanto "monumenti infami della gentilesca licenza" e "lascivissimi") al fine di salvaguardare la buona reputazione della Casa Reale; ma l'allora direttore del Real Museo Borbonico riuscì ad ottenere che la collezione venisse chiusa ai visitatori e resa difficile la sua visita: difatti il portone di accesso venne fornito di ben tre serrature con altrettante chiavi diverse, in possesso rispettivamente del Direttore del Museo, del "Controloro", e del Real Maggiordomo Maggiore. Il culmine della censura la si ebbe nel 1851 quando, dopo che vi furono rinchiuse anche tutte le Veneri semplicemente perché nude, la collezione fu definitivamente sigillata ed infine anche murata affinché "...se ne disperdesse per quanto era possibile la funesta memoria".
Quando nel settembre 1860 Garibaldi arrivò a Napoli, egli diede subito l'ordine di rendere accessibile il G.S. "giornalmente al pubblico". Delle tre chiavi, non trovandosi quella in dotazione alla Casa Reale, Garibaldi non esitò - tra lo sconcerto generale - ad ordinare di "scassinare le porte" (il documento originale che verbalizza l'avvenimento è esposto in una vetrinetta all'ingresso della collezione). Nel corso dei decenni successivi, alla libertà ridata da Garibaldi subentrò progressivamente la censura del Regno d'Italia, che vide il suo culmine durante il ventennio fascista, quando per visitare il G.S. occorreva il permesso del Ministro dell'Educazione Nazionale a Roma. La censura ha perdurato nel dopoguerra fino al 1967, allentandosi solo dopo il 1971 quando dal Ministero furono impartite le nuove regole per regolamentare le richieste di visita e l'accesso alla sezione. Completamente riallestita pochi anni or sono con criteri del tutto nuovi, la collezione è stata definitivamente aperta al pubblico nell'aprile del 2000 grazie all'intraprendenza ed al coraggio del soprintendente archeologo Stefano De Caro.
Approfondisci:
Scheda Museo archeologico Nazionale di Napoli
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