Intervista di Cristina Chenda a Claudia Endrigo per Sbngs
Il 7 settembre saranno quattro anni dalla scomparsa di Sergio Endrigo tra i maggiori artisti del panorama musicale italiano. La sua carriera discografica ebbe inizio negli anni '60 e terminò nel 2003 con “Altre emozioni” piccola sintesi delle più di 290 sue canzoni. Endrigo canatutore, scopritore di Marisa Sannia, attore, scrittore, uomo/artista poliedrico eppure molti non conoscono, non sanno chi sia stato e cosa abbia lasciato alla storia della musica; molti altri sembrano ignorare o dimenticare. L'incontro con la figlia Claudia nasce proprio dalla necessità di far conoscere oggi chi era Sergio Endrigo. Le domande (senza preoccuparsi di risultare accattivanti per il grande pubblico) mirano a far conoscere, a far emergere l'anima ed i sentimenti del mondo Endrigo.
Chi era Sergio Endrigo?
Sergio Endrigo era mio padre oltre che l'artista. Era un uomo mite. Un uomo, io mi arrabbiavo per questo, che non ha avuto la capacità di lottare. E questo non lo accettavo, capisci. Mi sono accorta della sua grandezza dopo la sua morte, il 7 settembre saranno quattro anni, non scevra del mio difetto e oggi quel che faccio, dedicarmi alla sua figura artistica forse è proprio questa voglia di espiare in un certo senso la colpa di non essermi accorta di chi era Sergio Endrigo artista. Ma il passato serve a vivere meglio il futuro, a rendertene conto anche se ti rode perché ci si sente impotenti. Non sono credente ma sento come se lui fosse con me, come se si fosse creato un qualcosa e questo qualcosa sia lui. Non so definirlo, ma è una cosa che mi fa star bene. Mi sono creata una mia realtà, chiamiamola così. Il finale importante credo sia il fatto di riuscire a superare una morte, anche se la morte di una persona che ami profondamente non la superi mai, ma devi, dovresti, trovare il modo di vivere al meglio possibile. Sembra un paradosso, ma è così. Tanto non puoi fare nulla, la persona non torna indietro, io dico sempre che è una malattia cronica va e viene però bisogna conviverci. Sono convinta che mio padre riesca a percepire quello che sto facendo. Come il fatto di cantare in modo diverso rispetto ad anni e a mesi addietro, tante persone mi hanno detto “peccato tu non l'abbia fatto prima”, evidentemente dovevo farlo adesso. Ha un senso adesso, probabilmente non prima
Tu hai un orecchio incredibile per la musica, ma non un'esperta della tecnica musicale. Il pubblico di oggi quanto ti sembra preparato per le canzoni di tuo padre?
Non aspetta altro. Non è vero che la gente non ha più gusto musicale, non è assolutamente vero. Il pubblico di adesso ha poca scelta e secondo me dovrebbe averne di più, avere la possibilità di poter scegliere
E' meglio vedere ed ascoltare senza conoscere o conoscere, ma non poter vedere ed ascoltare
Vedere e conoscere, ma anche ascoltare e non solo vedere. Ci sono tanti ragazzi giovani, molto giovani anche di vent'anni, che mi scrivono “ho conosciuto tuo padre grazie ai miei”. Non l'hanno visto, vissuto di persona, però l'hanno ascoltato dai propri genitori, da un amico. Basta vedere il fiorire di nuovi video su Youtube in questi ultimi tempi, ma secondo la maggior parte degli addetti al mestiere è invece un pubblico non adatto a mio padre
Hai citato Youtube. Come convive la storia artistica di Endrigo con il web e come vive nei media e nella discografia?
Nei media e nella discografia non esiste, non vive nella maniera più assoluta. Nel web c'è un pochino di più ma rispetto ad altri artisti c'è poco. Ultimamente c'è una ragazza splendida (Melania) che è un'appassionata di papà, un'insegnante di lettere di Bucarest che ha scaricato per esempio tanti video di canzoni meno conosciute di mio padre. Si trova tanto nel web, però poi se parliamo per esempio di cercare o scaricare la sua musica c'è molto poco, ma è abbastanza comprensibile no?
Cosa c'è di differente nel mondo discografico del periodo di Endrigo e di oggi? Esiste ancora l'originalità, il talento innato, il sentimento...
Devono esistere sempre, sono cose che non possono non esistere. Quello che non esiste più è il direttore artistico, una figura fondamentale. Forse adesso si chiama talent scaut... non lo so e nemmeno voglio sapere come si chiama. C'è da dire che prima erano anche molto meno le persone che tentavano la via della canzone. Ai tempi di mio padre si potevano quasi contare sulle dita di una mano o poco più rispetto ad oggi, un po' perché oggi siamo quadruplicati come popolazione quindi se si fa una percentuale. Ma ripeto manca la figura del direttore artistico quello che scopre e, soprattutto, la differenza rispetto alla discografia attuale, è che un tempo si faceva un disco per il puro gusto di farlo. Nasceva quasi per caso com'è nato “La vita amico è l'arte dell'incontro”. Un incontro magico tra dei geni ora voglio dire va bene Endrigo, però insieme al genio Sergio Endrigo c'erano Ungaretti, Vinicius De Moraes, Sergio Bardotti, Toquinho. E' stato un disco nato per caso, con la volontà di raccogliere questi incontri giocosi di scambi culturali e musicali tra grandi poeti. Questa è stata la nascita del disco, non c'è stata nessuna operazione commerciale a monte e come questo tanti altri sono nati a tavolino. Sono del parere che di musica buona ce ne sia ancora tanta, ma tantissima in giro e di gente che ha voglia di farla, di questo ne sono convinta. Non è vero che c'è un impoverimento, ma è proprio cambiato il modo di trattare la discografia questo si. Perché, l'ha detto anche la Pausini poco tempo fa a Matrix, ripeto manca quella figura fondamentale, il direttore artistico
Perchè Sergio Endrigo è stato dimenticato dalle case discografiche?
Magari saperlo. Magari mi dessi una risposta, in genere quando riesci a darti una risposta forse riesci anche a trovare una soluzione. Io non me la sono ancora data questa risposta forse perché pensano che Endrigo non abbia più nessun tipo di mercato...
Quanto conta oggi essere la figlia di sergio Endrigo?
Niente, meno di niente. Conta nelle piccole cose, nel quotidiano, ma non nell'andare avanti, nel far carriera o nel farsi aprire le porte. In questo non conta, nella maniera più assoluta
Abbiamo visto circolare in Rete il tuo appello nato e diffusosi su Facebook, su Youtube...
Penso le cose in un secondo ed agisco in meno di mezzo secondo. Era una cosa che mi frullava da un po' ed è stata dettata da una profonda rabbia. E dietro questa rabbia c'è un grido di dolore. C'è qualcuno che mi rimprovera, ma io credo di avere tutti i diritti in qualità di figlia di un artista come Sergio Endrigo di essere anche un po' incazzata, di chiedere a gran voce che si parli di lui perché non se ne è parlato tanti anni addietro dalla morte. Come si parla di Bruno Lauzi e di tanti altri. Certo io devo tirare l'acqua al mio mulino almeno adesso, poi forse se riuscirò a fare in modo che papà si possa rivedere in TV combatterò anche per gli altri. Adesso, ovviamente, devo combattere per lui perché era mio padre soprattutto oltre che essere un grande artista. L'appello è nato da questo. Sono un'inguaribile ottimista, mi dico “ho sprecato quest'anno, andrà diversamente, quest'anno cambierà qualcosa, quest'anno ne parleranno”, quando però ho visto che nulla succedeva, a Roma si dice “m'è partita la ciavatta” nel senso che ho detto “e basta”. Cosa devo fare incatenarmi davanti a Via Teulada? Mi incatenerò. Mi devo arrampicare sul Colosseo? Non mi piace fare queste piazzate però cosa devo fare? Io ho tanta voglia di risentire, di rivedere mio padre, ma come me tante altre persone. In questo sono motivata anche dal fatto che ho l'affetto di tanti ammiratori di mio padre che lo conoscono veramente e che mi scrivono tutti i giorni delle cose meravigliose. Io non credo che lui debba avere più spazio di altri, chiedo che lui debba avere lo spazio tanto quanto gli altri. Non chiedo la Luna, l'impossibile, solo che mi piacerebbe tantissimo che dei programmi facessero degli special su di lui. L'unico finora che l'ha fatto è stato Giancarlo Governi. L'anno scorso con grazia ha fatto un bellissimo ritratto di Endrigo, ma in 54 minuti non si può raccontare la sua carriera anche perché per molti si è fermata agli anni '70, questo non è stato quindi c'è molto da dire ancora
Chi è Claudia Endrigo?
Una donna serena che sta combattendo per una causa in cui crede ed ha una vita che tutto sommato le piace, quindi abbastanza soddisfatta non appieno perché ti ripeto vorrei riuscire in quello che ho intrapreso. Tutto qua. Poi quello che farò domani non lo so, non lo so proprio e non me lo pongo. Andare in Brasile, cantare... se questo farò lo farò non per me stessa, lo faccio da anni. Se ci sarà la possibilità di fare un disco e la possibilità di farlo conoscere, bene altrimenti no. Non ho buttato 5/6 LP di mio padre e di certo non faccio buttare il mio. La vita è troppo breve, quindi non ho voglia di perdere tempo tanto per perderlo
Una domanda che avresti voluto ti facessi e non ti ho fatto...
Tuo padre che rapporto aveva con Sanremo? Direi buono, ha partecipato a nove Festival. Ha vinto nel 1968 con Canzone per te cantata in coppia con Roberto Carlos, secondo nel 1969 con Lontano dagli occhi, terzo posto con L'Arca di Noè. Ha vinto il Premio della Critica con una canzone magnifica Elisa Elisa scritta con l'amico Sergio Bardotti. Sai il cruccio più grosso che aveva mio padre era quello di non aver mai ricevuto il Premio alla Carriera, io sogno, tanto non costa niente farlo, di riceverlo per lui sul palco di Sanremo.
Video di YouTube
Tratto dalla Trasmissione Supervarietà 2009, canzone cantata con il solito ed inimitabile stile da Sergio Endrigo
Pubblicato il: 6-9-2009 (Cristina Chenda)
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