GEMME DEL PATRIMONIO ARTISTICO ITALIANO FEROCEMENTE SFASCIATE DALLA NATURA.
Pregare. Inginocchiati sulla prima panca posta dinanzi ad un altare finemente decorato a pietre intarsiate; tenere gli occhi bassi, chiusi, aprendoli a tratti per perdere lo sguardo nella lucentezza dei marmi pregiati del pavimento. Sostare, saldamente attoniti, con i gomiti fermi sull’appoggio ligneo, le mani strette, le dita incrociate. E la voce ingessata. Sentirla tacere. Un rumore vuoto. Che non chiede più niente. Quando il cuore prega e chiama e implora. Aiuto e salvezza.
Che cosa è accaduto? Cosa?
Miseria apocalittica. Perdita di vite e di ricchezze. Di proprietà, di storia. E di speranza.
Porsi domande. Tra le lacrime. A mani intrecciate. Una stretta che non stringe nulla. Restare lì, immobili e disorientati, in un luogo della storia. In un luogo che è la storia.
Porsi domande, nuovamente. Porle a Dio. NominarLo, in un luogo edificato secoli addietro, nel Suo nome. E tentare di cercarLo, alzando gli occhi verso l’alto,verso il Suo Regno, incontrando un frammento di cielo plumbeo al di là di una cupola sfondata.
E non si tratta di uno scorcio ardito di età barocca, non è uno sfondamento architettonico dipinto da Andrea Pozzo o Pietro Da Cortona. No! Quello che occhi disperati adesso vedono è un cielo vero, reale, un cielo ritagliato da quel che resta di una incantevole cupola a calotta cassettonata. Una gemma del Settecento italiano: la Basilica di Santa Maria del Suffragio, ferita a morte dal terremoto.
Era stata edificata in stile barocco - ma di un barocco sobrio, per nulla ridondante e spettacoloso - questa mirabile chiesa. Era stata innalzata sulle macerie di un edificio precedentemente distrutto dal sisma del 1703. Il progetto fu realizzato da un architetto formatosi alla bottega del più noto Carlo Fontana: Carlo Buratti. I preziosi interventi di ristrutturazione magistralmente condotti soltanto pochi anni fa, sono stati un volo quasi inutile. La Basilica è ad oggi inagibile. Sventrata. Stuprata. Dissacrata dalla violenza di un sisma. La sua cupola, crollata ieri, lunedì 6 aprile 2009, era un gioiello del Neoclassicismo, restaurata di recente, nel 2003.
Ma la città dell’Aquila conta purtroppo altre gravi perdite.
La Chiesa di San Bernardino da Siena, una gemma architettonica tipicamente rinascimentale - come è leggibile dall’osservazione della facciata su tre livelli, scandita da coppie di colonne in stile dorico, ionico e corinzio, e dall’interno preziosamente barocco -,
voluta dai Santi Giovanni da Capestrano e Giovanni della Marca, discepoli del santo senese, fu edificata esattamente quattro anni dopo la sua canonizzazione, nel 1454, e completata quasi un secolo dopo, nel 1542. Il terremoto ci ha sottratto la storica bellezza della sua torre campanaria.
Inoltre, la cinquecentesca fortezza spagnola del Castello dell’Aquila, dove è ubicato il celebre Museo Nazionale d’Abruzzo insieme alle due soprintendenze ai beni architettonici e artistici, in seguito al cedimento del terzo piano, risulta ormai impraticabile. E per finire, i più importanti monumenti medievali dell’Aquila sono quasi tutti sinistrati.
Il sentimento romantico del sublime e del terrifico, teorizzato da Burke e dipinto da Turner è oggi pregnante nei luoghi delle macerie; la consapevolezza da parte di ogni uomo, della propria impossibilità a gestire gli ignobili capricci che la natura fa, lo ha reso nuovamente nullo, minimo e disadatto a difendersi e a difendere la sua stessa storia.
E dunque… i monumenti, I palazzi storici, le Basiliche, come avrebbero potuto difendersi dalla rabbia indomabile e repentina di questa natura criminale?
Nessuna norma costruttiva antisismica avrebbe potuto essere applicata ai tempi in cui fu fabbricata la Torre Medicea a Santo Stefano di Sessanio, simbolo di uno dei più suggestionanti e fascinosi borghi medievali presenti nell’aquilano. Solo solide pietre…e la tenace laboriosità delle maestranze. Ed ora? Cosa rimane? Una montagnetta di frantumi. Una torre testimoniante il medioevo abruzzese, completamente sminuzzata dall’urto. E ridotta ad un mucchietto di cocci e inservibile. E sempre qui, a Santo Stefano, il portico di ingresso a tre arcate, della chiesetta sul lago è completamente franato.
Ancora in provincia dell’Aquila, nella località di Pratola Peligna è stata rilevata una seria ferita all’architettura del Santuario della Madonna della Libera, tanto da disporre l’ordinanza di chiusura. E’ crollata invece parte della facciata, lo stesso rosone romanico e il soffitto, della chiesa di Sant’Eusanio, nell’omonima località di Sant’Eusanio Forconese.
A Villa Sant’Angelo, invece, la chiesa di San Michele, che era in fase di restauro si è quasi completamente polverizzata!
Diversi centri storici, dopo la catastrofe, sono stati evacuati. Alcuni di questi, come Onna, Casentino, e le stesse Sant’Eusanio Forconese e Villa Sant’Angelo sonos tate definite città-fantasma. E questo smobilita, disarma, sbigottisce.
Il sisma ha, però, spietatamente colpito non soltanto il territorio intorno a L’Aquila. Molteplici sono state le segnalazioni a distanza. La scossa violenta ha urtato anche le altre province della regione, provocando danni a numerosi beni culturali.
Tra questi è necessario nominare piccoli centri nel pescarese, come Loreto Aprutino dove è completamente crollato il campanile della chiesa di S. Francesco, e Brittoli, dove ha invece ceduto il palazzo baronale e forti lesioni sono state rilevate alle architetture del centro storico.
Certo, di fronte alla perdita di vite umane, di fronte ad un fiume di macerie dove nulla appartiene più a nessuno, di fronte allo scoramento di migliaia di sfollati, le testimonianze artistiche e architettoniche della nostra storia possono apparire poco rilevanti. Eppure! Eppure è doloroso assistere impotenti alla perdita di brano del nostro passato. I monumenti sono il volto della storia. Sono la storia: percorribile, ammirabile, e presente. Ancora.
Ma oggi, posso con amarezza affermare che un po’ della mia storia e della storia di tutti gli italiani, è miseramente scomparsa.
Qualcosa che aveva attraversato i secoli per giungere sino a qui, è venuto a mancare. Luoghi del nostro patrimonio artistico e culturale sono stati atrocemente violentati da qualcosa di imprevedibile (forse).
Irrimediabilmente oltraggiati da una calamità naturale, oggi non sono più.
La tutela, il rispetto, le norme di conservazione applicate, evidentemente possono poco di fronte alle decisioni che una natura imprevedibile, all’improvviso prende.
Recensione di Giovanna Lacedra (leggi Biografia)