Andrea di Pietro della Gondola, Chiamato Palladio
Da figlio di un mugnaio a celebre architetto. Una folgorante quanto, per certi versi, ancora enigmatica carriera. Andrea di Pietro della Gondola, chiamato poi col classicheggiante nome di Palladio dal Trissino, suo precettore, che portandolo con se in più viaggi a Roma gli farà conoscere l’antico, diventerà il più influente e conosciuto tra gli architetti del Rinascimento, ma non solo.
La sua fama e la sua reputazione sopravvissero al Barocco, al gusto neo-gotico, alle invettive che Ruskin gli rivolse e al movimento moderno, che nella sua fase ultima si riconciliò pienamente, grazie agli scritti di Rudolf Wittkower e Colin Rowe, con l'architetto delle ville razionali e armoniosamente proporzionate. Il suo nome è diventato sinonimo di perfezione architettonica. Ci sono edifici palladiani in Russia e negli Stati Uniti.
In occasione dei cinquecento anni dalla nascita, una mostra “mediatica”, a 360 gradi, allestita a Palazzo Barbaran da Porto e curata da Guido Beltramini e Howard Burns, racconta al grande pubblico la vita, l’architettura e l’eredità palladiana.
Nel panorama dell'architettura del XVI secolo, Palladio è una figura d'eccezione. Non viene dall'Italia centrale, dov’erano nati o avevano svolto il loro apprendistato i più grandi architetti che lo influenzarono, bensì dal Veneto: era nato a Padova, ma dall'età di sedici anni aveva vissuto e lavorato a Vicenza. Non comune era anche il suo tirocinio, che non fu da pittore (come Bramante, Raffaello, Peruzzi e Giulio Romano), né da scultore (come Sansovino e Michelangelo), ma da tagliapietra. Non è esattamente chiaro come Palladio, dall'esecuzione manuale di difficili dettagli come i capitelli e dalla progettazione di opere su piccola scala sia divenuto, dapprima occasionalmente e poi integralmente, un architetto che lavorava non più con gli strumenti dello scalpellino ma con la mente, con i libri, con squadra e penna, e con i suoi disegni dell'antico.
Le ragioni dell’attenzione ancora attuale verso il Palladio vanno ricercate in alcune caratteristiche particolari della sua opera, che è singolarmente astratta, può essere visualizzata indipendentemente dal contesto, e quindi si presta all’imitazione. Inoltre, molte di queste opere risultano conformi all’attuale propensione per superfici lisce, angoli retti e semplici forme cubiche. Infine, Palladio fonda la sua fama duratura su un libro di immagini e commenti sulla sua architettura. Il percorso mostra, che si snoda in dieci sale, ricompone l’immagine palladiana per “pixel” unici, ritrovati in oltre ottanta musei e biblioteche di tutta Europa in cinque anni di ricerche da parte di un’équipe internazionale di studiosi provenienti dall'Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna e Stati Uniti.
Innanzitutto, 78 disegni autografi di Palladio, molti dei quali ritornano in Italia dopo la vendita da parte di Vincenzo Scamozzi all'architetto inglese Inigo Jones nel 1614. In particolare, una sequenza di disegni autografi raccontano anche gli “insuccessi” di Palladio: il progetto mai realizzato per un ponte di Rialto "alla romana" che sarò preferito a quello, più tradizionale, di Antonio da Ponte; una serie di case di edilizia "minore" a Venezia (dal Riba di Londra) e la splendida proposta di un palazzo Ducale "palladianizzato" con timpani e colonne che Andrea propone - senza successo - dopo il terribile incendio del 1577 (dalle Devonshire Collections di Chatsworth).