Mostre d'arte a Milano: Mario Digennaro e Paolo Castiglioni espongono a Statuto 13
“Identità” Mostra bi-personale di pittura di: Mario Digennaro e Paolo Castiglioni Haigh
A cura di Massimiliano Bisazza e Maria Teresa Briotti
-Opening: 22 Maggio 2013 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al 4 Giugno 2013 mattino
-Presentazione il 29 maggio dalle h 18,30 del libro :
“Continuamente danza. L’infinito in corpo”
Incontro sul tema della danza e della sua rappresentazione a partire dai percorsi esplorati nel libro. Intervengono l'autrice del libro Michela Bianchi, i curatori della galleria Maria Teresa Briotti e Massimiliano Bisazza.
Presso: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
Via Statuto, 13 (corte int.) – 20121 Milano
Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato
Mario Digennaro
Colori caldi animano il lavoro di natura figurativo – espressionista di Mario Digennaro. I suoi soggetti umani altro non sono che una ricerca del sé e delle relazioni con gli altri. Attraverso i suoi personaggi ritrae se stesso o meglio cerca se stesso nei variegati aspetti della natura umana.
Digennaro pittore si palesa con forza quasi “intonando” un’imposizione verso il fruitore che “obbliga” nell’osservare le sue opere. Pennellate veloci e dense quasi scherniscono chi osserva la tela impastata di colore. Quasi infischiandosene della reazione altrui, Di Gennaro deve comunicare, raccontare storie altrui intraviste in scorci di quotidianità, ma soprattutto storie proprie vissute con afflato ed impulsività.
Le sue sono identità femminili e di persone a lui care che rifrange col suo fare artistico e con il suo personale sentire esattamente così come le vedono i suoi occhi, hic et nunc, esprimendo con generosità le personalissime sensazioni e pulsioni.
Paolo Castiglioni Haigh
Costruisce letteralmente la propria “esperienza artistica” basandosi sia su fattori con profonda valenza di ricerca pittorica che su elementi fortemente autoreferenziali.
La sua pittura è evocativa e spesso struggente, travolgente e intimistica, quella che in gergo artistico noi operatori del settore amiamo definire “una pittura di pancia”.
Curioso ed introspettivo Castiglioni sonda le sensazioni e le reazioni umane abbinate a grande sensibilità e spirito di ricerca volto ad una notevole introiezione degli elementi trattati.
Nelle sue opere del 2011/2012 utilizza la pittura figurativa per “anatomizzare” l’identità affascinante dei danzatori. I corpi ed i movimenti hanno degli incarnati e delle movenze che lasciano pensare a quel Francis Bacon a cui tanto siamo riconoscenti per la lezione espressionistica.
Se poi sommassimo le opere più recenti di Castiglioni alle precedenti noteremmo come al fattore psicologico dei volti disegnati e poi dipinti su cartoncino che ci osservano con quei ghigni trafittivi, si possa aggiungere il fattore dell’identità come “memoria storica” delle proprie origini; quelle armene. Da questa recente argomentazione si dipana tutta la poetica delle opere più recenti (2013) dove ci presenta il proprio mondo secondo la “genesi” delle sue generazioni passate…mai vissute personalmente ma decisamente ri-vissute geneticamente.
Testo critico sulla mostra “Identità”, bi-personale di Digennaro-Castiglioni Haigh, 22 Maggio – 4 Giugno, 2013 a cura di M.Bisazza e M.T.Briotti
“Identità”
“Il termine 'identità', che deriva dal latino idem (…) è stato introdotto molto recentemente nelle scienze sociali. Dalle sue prime apparizioni, all'inizio degli anni cinquanta, esso ha però subito un processo rapido e ininterrotto di diffusione che, tuttavia, non è sempre andato di pari passo con l'approfondimento teorico e concettuale. Anche in ambito scientifico se ne è spesso fatto un uso generico o allusivo, come se il termine avesse un significato così evidente e ovvio da non richiedere ulteriori specificazioni. Ciò è vero soprattutto per la fase del suo primo emergere, quando viene impiegato nelle discussioni sull'immigrazione, sui problemi di sradicamento che questa comporta, o sulla problematicità dell'identità per l'individuo in una società in rapido mutamento (…). In molti casi l'uso dei termini 'identità' o 'crisi di identità' (…) indubbiamente rivela un reale disagio del ricercatore”.
(D.ssa Loredana Sciolla)
Paolo Castiglioni Haigh costruisce letteralmente la propria “esperienza artistica” basandosi sia su fattori con profonda valenza di ricerca pittorica che su elementi fortemente autoreferenziali.
La sua pittura è evocativa e spesso struggente, travolgente e intimistica, quella che in gergo artistico noi operatori del settore amiamo definire “una pittura di pancia”.
Curioso ed introspettivo Castiglioni sonda le sensazioni e le reazioni umane abbinate a grande sensibilità e spirito di ricerca volto ad una notevole introiezione degli elementi trattati.
Nelle sue opere del 2011/2012 utilizza la pittura figurativa per “anatomizzare” l’identità affascinante dei danzatori. Soggetti che personalmente collego con molta spontaneità all’idea di “Danza della Vita”. Muscolature scolpite sono dipinte con veloci pennellate che adombrano un’idea di movimento sinuoso che spesso è in contrasto con i corpi protesi verso linee verticali rigide, come sospesi durante un balletto ma volti verso l’alto e privi d’identità nei volti. Ci suggerisce una forte attrazione verso l’elemento fisico ed il quasi totale annullamento dell’elemento fisiognomico, come a volerci dire che la personalità dei soggetti presenti nei suoi oli sono secondarie se paragonate all’elemento fisico che predomina. Forse l’idea - che sicuramente ci porta ad una intima riflessione – sta propriamente a metà: nella nostra società la globalizzazione annulla (quasi) il concetto di individualità, a scapito del soggetto…dell’uomo.
I corpi ed i movimenti hanno degli incarnati e delle movenze che lasciano pensare a quel Francis Bacon a cui tanto siamo riconoscenti per la lezione espressionistica, violenta, scarnificante che ci ha insegnato a voler vedere, a voler riconoscere quel segmento dell’arte contemporanea che non ci narra solo del “bello” ma anche del “vero”, che a volte sa far male e che sa trasmetterci i piccoli “orrori familiari” o personali che ci accompagnano tutta la vita.
Paolo Castiglioni è coraggioso. Non ha timori nel mettere allo scoperto le sue recondite o più evidenti paure; anzi le condivide con noi che frequentemente le celiamo sotto mentite spoglie pur di non guardarle dritto negli occhi.
Qui noto la funzione che l’identità ha in psicologia, quella che intende la propria indagine sulle trasformazioni dell'identità stessa come un semplice spostamento di 'fuoco' dell'interesse dagli stadi infantili, analizzati dalla teoria psicanalitica di Freud, e da quelli adolescenziali, analizzati da Erikson, alla vita adulta. Identità è la consapevolezza del “Sé”.
Se poi sommassimo le opere più recenti di Castiglioni alle precedenti noteremmo come al fattore psicologico dei volti disegnati e poi dipinti su cartoncino che ci osservano con quei ghigni trafittivi, si possa aggiungere il fattore dell’identità come “memoria storica” delle proprie origini; quelle armene.
Castiglioni sonda e dà libero sfogo anche ad una sua profonda esigenza di trattare quel complesso ed intricato fenomeno storico del “genocidio degli armeni” che fa vibrare profondamente le sue corde di artista. Vibrazioni che sono accompagnate con una certa violenza espressiva - le identità dei personaggi trucidati nei due eventi distinti ma legati fra loro: il primo relativo alla campagna contro gli armeni condotta dal sultano ottomano Abdul-Hamid II negli anni 1894-1896; il secondo collegato alla deportazione ed eliminazione di armeni negli anni 1915-1916, dall’Impero Ottomano prima e dai Turchi dopo-, poiché toccano il suo vissuto, le sue origini familiari.
Se è vero che il concetto d'identità riguarda, per un verso, il modo in cui l'individuo considera e costruisce se stesso come membro di determinati gruppi sociali: nazione, classe sociale, livello culturale, etnia, genere, professione; allora è altrettanto vero che queste connotazioni secondo un punto di vista sia sociale (appunto) che personale, sono alla base della poetica di questo complesso artista e non resta altro che conoscerlo approfonditamente osservando le sue potenti opere.
Massimiliano Bisazza
Testo Critico Mario Digennaro
Colori caldi animano il lavoro di natura figurativo – espressionista di Mario Digennaro. I suoi soggetti umani altro non sono che una ricerca del sé e delle relazioni con gli altri. Attraverso i suoi personaggi cerca se stesso nei variegati aspetti della natura umana. Dice di lui la poetessa- critica Patrizia Gioia “E’ come se nel ritrarre l'Altro da sé, stesse di sè stesso raccontando. Cosa provare davanti a questi ritratti , davvero l'emergere dell’essenza dell’essere, di qualcosa che non vuole morire, che forte urla la volontà e il desiderio di resistere, attraverso la mano, disegna la realtà, disegnando i nostri volti che non si arrendono alla dissoluzione in un'esistenza solo segnata da una presenza di immagine svuotata dalla vera essenza che ci fa uomini e che il desiderio di conoscenza inseparabile dall'Amore”
Nella serie di ritratti dedicati ai musicisti ricerca le vibrazioni delle sue corde interiori, nei soggetti di gruppo che animano le notti cerca relazioni profonde troppo spesso oggi relegate a superficiali tweet….
La donna è un soggetto importante per Digennaro, anzi è il soggetto, la musa ispiratrice per eccellenza, non una in particolare ma la molteplicità dell’universo femminile. E’ Fortemente attratto dal femminile ma al tempo stesso se ne sente escluso ed è sempre alla ricerca della giusta chiave di lettura per aprire quel mondo, l’altra metà del cielo, per entrare in armonia con la femminilità. Da questo contrasto nasce il “suo” nudo femminile fatto di mistero, fascino, sensualità, trasgressione e anima. Il corpo è espresso con grande emozionalità a cui corrisponde una pennellata forte ed incisiva, espressionista.
Realismo, vivezza, energia sono gli elementi che accentuano l’introspettività e la forte componente coloristica dell’artista.
I colori violenti e le tonalità sgargianti sono il sintomo della natura di questo artista che fuoriesce dall’atto introverso, anzi si palesa con forza quasi “intonando” un’imposizione verso il fruitore che “obbliga” nell’osservare le sue opere. Pennellate veloci e dense quasi scherniscono chi osserva la tela impastata di colore. Quasi infischiandosene della reazione altrui, Digennaro deve comunicare, raccontare storie altrui intraviste in scorci di quotidianità, ma soprattutto storie proprie vissute con afflato ed impulsività.
Le sue sono identità femminili e di persone a lui care che rifrange col suo fare artistico e con il suo personale sentire esattamente così come le vedono i suoi occhi, hic et nunc, esprimendo con generosità le personalissime sensazioni e pulsioni.