DALLE CENERI RINASCERE: I PRIMI INTERVENTI DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI.
A seguito della grave catastrofe abbattutasi sulla regione Abruzzo, e contante ad oggi 287 vittime, l’ex Ministro ai Beni Culturali,Vittorio Sgarbi, ha rivolto un urgente appello al governo: “ bisognerà salvare il patrimonio storico artistico non appena avrete assicurato sicurezza e ricovero alle persone colpite dal sisma”. L’appello è stato immediatamente accolto e condiviso dall’attuale Ministro, Sandro Bondi, che sta impiegandosi con indiscutibile solerzia affinché vengano attivati i primi importanti interventi.
Ad oggi è possibile, per chi lo volesse, versare il proprio contributo per la ricostruzione e la conservazione dei beni culturali d’Abruzzo, sul seguente conto corrente postale: 95882221.
Inoltre il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, ha dichiarato che “le popolazioni stesse vogliono che dopo la fase dell'emergenza venga comunque restituita al territorio la propria identità, fatta di preesistenze storiche, artistiche, architettoniche e monumentali che insieme esprimono e rappresentano la memoria dei luoghi..”.
Le rovine verranno redente, dunque.
Intanto il Ministro ha già recuperato 10 milioni di euro che, uniti ai fondi del Dipartimento per la Protezione Civile, verranno investiti per la messa in sicurezza degli edifici storici pericolanti e di opere d’arte rimovibili.
Un'altra importante presa di posizione è stata quella attivata dalla Banca Monte dei Paschi di Siena, che insieme alla omonima Fondazione ha adottato la chiesa di san Bernardino da Siena, facendosi carico della sua ricostruzione e del restauro.
I Musei Vaticani, insieme al Polo Fiorentino, poi, si sono offerti di adottare opere e monumenti.
E di opere da adottare ce ne sono davvero molte. Il Museo Nazionale d’Abruzzo, ad esempio, nelle 37 stanze della Fortezza Spagnola, esponeva e tutelava reperti archeologici, resti di mammut, oreficeria sacra, preziosissime opere pittoriche e scultoree realizzate tra il XII e il XV secolo. Tutte ricchezze messe ora a repentaglio da una calamità naturale.
“Saranno necessari diversi miliardi di euro per la ricostruzione dei beni culturali…”, lo ha affermato il Presidente del Consiglio, aggiungendo: “lo Stato troverà sicuramente i fondi per la ricostruzione dei beni architettonici e dei centri storici”. Eppure, a seguito di una telefonata con il presidente degli Stati Uniti, ha dichiarato di averne accettato l’aiuto finanziario soltanto se questo verrà finalizzato alla ricostruzione dei beni culturali e delle chiese.
A quanto pare per Obama si è trattato di un’ottima idea!
Tutto risorgerà, dunque. È questa la speranza, ed è questa l’intenzione.
Nessun edificio storico, seppur pericolante o gravemente sinistrato dal sisma, verrà abbattuto. Lo ha assicurato il direttore regionale ai Beni Culturali, Di Paola, asserendo inoltre che “ bisogna assolutamente recuperare i pezzi e restaurare”.
E le attività di recupero, conservazione e restauro dei beni artistici verranno supportate dagli associati della Protezione Civile e del Ministero per i Beni e le attività Culturali, messi a disposizione dalla Confederazione Italiana Archeologi, mentre gruppi di ricercatori delle Università di Genova, Milano, Padova, Perugia e Roma, hanno già steso le linee guida sui rischi sismici per i monumenti, e ora stanno aiutando i tecnici delle locali Soprintendenze nelle operazioni di ricognizione del patrimonio culturale.
Le operazioni di trasferimento delle opere mobili in luoghi più sicuri è già iniziato, ma è un atto delicato: dipinti e sculture possono essere spostati dai luoghi sacri o dai palazzi sbrindellati soltanto se viene realmente individuato un deposito temporaneo sicuro. Le opere vanno ancora protette dal sisma come dagli sciacalli.
Le squadre che si occupano dello spostamento e del recupero dei beni mobili sono generalmente formate da dieci unita': il caposquadra, un restauratore, due schedatori, un fotografo, due imballatori, due trasportatori (i ''facchini dell'arte'') e un autista. Si tratta di veri e propri angeli custodi dell’arte, uomini e donne mediamente trentenni con almeno un corso di formazione alle spalle sul sistema di protezione civile dei beni culturali, la catalogazione, le tecniche artistiche, le pratiche di imballo di oggetti fragili.
Inoltre, il Gruppo di Protezione civile dei beni culturali dei volontari di Legambiente Marche interverrà per portare in salvo tutto le opere sopravvissute: quadri, sculture policrome lignee, manoscritti e volumi dell'Archivio storico, semisepolti dal crollo parziale del tetto. Moricheti, il restauratore responsabile del coordinamento marchigiano, ha gia' fatto un paio di sopralluoghi per il rilevamento dei danni nel centro storico aquilano e lavorerà sotto la direzione della Soprintendenza ai monumenti dell'Aquila.
La città deve risorgere. Come una fenice dalla proprie ceneri. L’aquila Imperiale deve ritrovare il volo!E certo, per una città come questa, fondata nel Basso Medioevo da uno dei più colti e lungimiranti Imperatori della nostra storia, Federico II di Svevia, che la rese assai rilevante ed efficiente da un punto di vista politico e militare, la catastrofe accaduta - e che continua, purtroppo, ad accadere -, è una tragedia straziante. Ma sullo stemma storico della città, che ritrae appunto un’aquila imperiale, vi è un’iscrizione latina che sostanzialmente significa “resta immobile”.
Questa frase sembra riassumere la tenacia e la pertinacia degli aquilani: gente che dalla città non vuol saperne di muoversi, dicendosi pronta a ricostruirla per intero.
E non sarebbe sicuramente la prima volta che gli aquilani, ostinatamente, prendono a ricostruire la propria città distrutta.
Accadde la prima volta nel 1259, quando il re svevo Manfredi la rase al suolo.
L’Aquila rimase abbandonata per circa sette anni fino che Carlo II d'Angiò iniziò la ricostruzione della città.
E l’ultima distruzione risale invece al terremoto del 1703.
Ma l’Aquila è sempre risorta.
E risorgerà anche stavolta.
Lo credono con fermezza gli aquilani, al di là della disperazione e dello scoramento che li lega. Lo ripetono ora, costretti in tendopoli blu cobalto, shockati e in preda a crisi di panico, tachicardie e de ja vù.
“Non ci muoveremo di qui!”.
E intanto la stima dei danni cresce.
Secondo la sovrintendenza ai beni culturali, è riconducibile a 55 il numero delle chiese gravemente danneggiate, e non un campanile che sia rimasto in piedi.
Alcuni palazzi di epoca barocca sono rimasti fortunatamente in piedi.
L’elenco della devastazione artistico-architettonica cresce di ora in ora.
E stilare un inventario è impresa non da poco per chi si informa a distanza.
Quel che resta dei beni culturali rimane gravemente a rischio, e lo spettacolo terribile di una storia ridotta in macerie continua ad essere inaccettabile.
La chiesa di San Marciano è in gran parte crollata.
L’archivio di stato, ubicato nel palazzo della pretura è stato schiacciato dal crollo della cupolina della chiesa di Sant’Agostino.
Il corpo mummificato di Celestino V, il Papa del dantesco 'gran rifiuto', incoronato in questa stessa Basilica - la basilica di Collemggio - nell’anno 1294, e' stato spostato dai vigili del fuoco di Bari con tecniche alpinistico-fluviali, per via delle macerie. I vigili lo hanno rimosso dalla sua tec, per collocarlo provvisoriamente in un'altra ala della chiesa piu' protetta .
Ma è chiaro che al di là di ogni spostamento, si procederà ad accelerare gli interventi necessari per consentire la più rapida ricostruzione del polo museale aquilano.
A queste prime notizie relative al rilevamento danni e ai primi interventi, va aggiunto che seguito della tremenda scossa del 6 aprile, è stato riscontrato qualche lieve danno persono alle Terme di Caracalla, nella città di Roma.
Il sovrintendente ai Beni Archeologici, Angelo Bottini, assicura che gli altri monumenti, come Foro e Colosseo, non hanno subito danno alcuno.
La sola cosa da fare è dare fiducia a chi si sta lavorando per il bene della storia italiana.
(fonte dati: www.beniculturali.it)