Castelletto e Grotte del Belvedere di Mirano-Venezia
Notizie e curiosità
La struttura architettonica del Castelletto e delle Grotte del Belvedere di Mirano non ha eguali nel Veneto per la complessità di articolazioni architettoniche e per eleganza decorativa, nonché per solidità ingegneristica.
• Si tratta di una delle più singolari strutture del genere dell’Ottocento veneto. Più che una semplice torre è un vasto complesso a forma di Castelletto, dotato nella pianta di quattro locali accanto ai quali sorge la torre ottagona a cinque piani, sui resti di un basamento cilindrico – la finta rovina, appunto – ove si apre una finestra ad arco a sesto acuto. Sotto il complesso architettonico della torre si sviluppano circa 250 metri di grotte sotterranee artificiali in un’alternanza di caverne, antri (uno dei quali dotato di laghetto artificiale), gallerie e cunicoli che sboccano all’aperto ove si snoda in un continuo suggestivo saliscendi attraverso percorsi romantici, contraddistinti, da viali, gradinate, ponticelli, fino al lago ed alle isole alberate una della quali, antistante alla villa, esisteva fino alla fine del novecento. Il complesso architettonico si estende in un giardino che ha una superficie di 1,9 ettari ed è compreso tra i molini di sopra del Muson, il centro storico di Mirano e il parco di Villa Giustinian Morosini.
• Il complesso che apparteneva all’antica famiglia veneziana degli Erizzo passa nel 1824 a Vincenzo Paolo Barzizza, colto frequentatore di letterati ed artisti che dà il via ad una serie di lavori di ripristino. Nel 1841 viene affidata all’architetto neoclassico Francesco Lazzari (1791-1879) la costruzione di una barchessa porticata, con funzioni di scuderia e di servizi. Tra il 1840 e il 1850, seguendo le norme dell’estetica paesaggistica, viene ristrutturato il giardino, dotandolo di laghetto e isola, montagnola e isola, montagnola e torre belvedere con articolate grotte sottostanti, ponticelli e vedute pittoresche. Volendo precisare quali motivi indussero il Barzizza a costruirsi il Castelletto e la Grotta, si può presumere che lo scopo fosse quello di creare un luogo appartato e privilegiato (che poteva anche essere raggiunto per via sotterranea dalla villa) ove raccogliersi in se stesso o in compagnia di amici intellettuali con i quali amava sovente intrattenersi e sempre comunque in compagnia delle Belle Arti. Vincenzo Paolo Barzizza (1805-1873) ospitò nel 1848 a Mirano uno stretto collaboratore di Giuseppe Jappelli (1783-1852), il pittore Giovanni De Min (1785-1850), l’artista che più assiduamente lavorò al suo fianco (basti pensare alla collaborazione dei due allo stesso Caffè Pedrocchi di Padova e alla villa Gera a Conegliano).
• Il progetto architettonico del Castelletto è attribuibile all’architetto Giuseppe Jappelli (progettista del Caffè Pedrocchi di Padova) presente a Mirano nei primi decenni dell’Ottocento in qualità di ingegnere collaudatore del Municipio vecchio di Mirano, in Via Bastia Fuori, di recente restaurato a adibito a uffici tecnici comunali.
• Durante i lavori di restauro del complesso architettonico, durati circa dieci anni, sono stati trovati frammenti di un affresco realizzato da Giovanni De Min, uno dei più importanti pittori da affresco dell’Ottocento Veneto, giunto a Mirano, da Belluno, per dipingere il soffitto del Duomo di Mirano sul tema del Giudizio Universale e ospitato dal Barzizza per circa due anni nella villa Belvedere (1847-1848). L’affresco i cui frammenti si possono vedere nell’atrio del Castelletto si riferiscono all’opera esistente nel Castelletto e realizzata dal De Min , negli anni del suo soggiorno a Mirano, “L’allegoria delle arti e dei commerci che portano prosperità a Venezia”.
• In una piccola stanza al primo piano del Castelletto si possono ammirare due riproduzioni di opere celebrative degli Erizzo eseguite alla fine del Seicento dal pittore Andrea Celesti presenti in villa fino al 1926 quando furono trasferite in una collezione privata di Venezia. Esse rappresentano, l’uno il supplizio di Paolo Erizzo, che appare al centro dell’opera, tra i carnefici che lo seguono in due, mentre a sinistra domina la scena la figura solenne del vincitore Maometto II e a destra nello sfondo, si staglia la rocca di Negroponte, appena conquistata dai turchi; l’altra l’uccisione della figlia Anna, novella “Tarquinia romana” che si avventa contro Maometto con gesto di sfida.
• La vicenda dell’uccisione degli Erizzo da parte dei turchi fu ripresa in campo musicale da Gioacchino Rossini nell’opera “Maometto II” su libretto di C. Della Valle.
• Nel 1947 nel Parco di Villa Erizzo Belvedere e attorno al Castelletto, fu girato il film Lohengrin di Richard Wagner per la regia di Max Calandri. Il film è un adattamento di Bruno Maderna in veste anche di direttore dell’Orchestra e del Coro del Teatro La Fenice di Venezia. Il film è una delle produzioni dell’immediato dopoguerra realizzate nei teatri di posa Scalera esistenti allora all’ isola della Giudecca, alle spalle del Mulino Stucky. Con esterni ripresi in gran parte nel parco della Villa Erizzo Belvedere di Mirano. Le voci cantate per Lohengrin di Giacinto Prandelli, per Elsa di Renata Tebaldi figure rispettivamente interpretate dagli attori Antonio Cassinelli e Jaqueline Plessis.
• Nelle Grotte del Castelletto nidifica una colonia di pipistrelli Vespertilio smarginato Myotis emarginatus, genere molto raro nel Nord Italia.
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