Il Teatro dei trucchi ottici. -Teatri storici-Teatro Olimpico, Vicenza
08.05.2009 Vicenza, il Teatro dei trucchi ottici
di Monica Genovese
Creare prospettive di luoghi che non esistono, di ambientazioni magiche, di luci e di colori affinché la fantasia diventi realtà è ingegno, arte e passione. La stessa passione che l’architetto padovano Andrea Palladio ha profuso nella realizzazione del Teatro Olimpico di Vicenza, definita, per antonomasia, la città del Palladio.
Qui, nel cuore di questa città d’autore, tra monumenti, ville e chiese da ammirare, c’è un segreto. Un luogo che, esternamente si presenta semplice, affascinante e verdeggiante, ma che all’interno diventa una magia fatta di prospettive d’arte, di ricchezza e di straordinari decori.
Palladio disegna il progetto del suo cinquecentesco Teatro sui resti di antiche prigioni castellane, pochi mesi prima di morire lasciando al figlio Silla il compito del prosieguo dei lavori. Il Teatro è, infatti l’ultima geniale creazione del maestro.
Una volta che il visitatore mette piede nella sala dell’opera resta attonito ad osservare ogni angolo con il desiderio di restare lì il più a lungo possibile. Qui si respira la storia e l’arte. Una platea di piccoli gradini-sedili cinge il palco di legno in maniera semicircolare, le luci illuminano, con effetti chiaro-scuri, i vari punti della struttura e di fronte ad ogni seduta è possibile osservare la scenografia magistrale. Una scenografia che è parte integrante del Teatro, patrimonio Unesco.
La prima rappresentazione al Teatro Olimpico si svolge nella primavera del 1585, la sera di carnevale e la scena sullo sfondo del palco è quella di Tebe, luogo in cui si consuma la tragedia di Sofocle. Ancora oggi la scenografia è la medesima. Si è deciso, infatti, di lasciarla lì a creare suggestioni e “trucchi” ottici. Sembra di poter salire sul palco, entrarvi all’interno senza finire nelle cosiddette quinte, ma passeggiando, invece proprio dentro il teatro stesso, dentro la sua essenza.
La scenografica Tebe è lì con le sue strade, i vicoli, gli edifici e invita ad addentrarsi nello scenario. Sotto il cielo greco di Tebe, azzurro e nuvoloso, non esistono più confini fisici. Il Teatro si spoglia della sua materialità per diventare, davvero Tebe e lo spettatore dimentico di dove si trovi, la ritiene reale, vera e assolutamente viva.