Mostre arte a Legnano. Auguste Rodin : Le origini del genio (recensione di Giovanna Lacedra)
A Legnano sino al 20 marzo 2011,
Spazio Arte ospita la mostra di Auguste Rodin
AUGUSTE RODIN: LE ORIGINI DEL GENIO
La veemenza e l’indomabilità.
Nell’amore come nell’arte.
Questo era Auguste Rodin.
Un concitato Michelangelo del diciannovesimo secolo.
Uno scultore impressionista.
Un uomo, un amante, un maestro.
Un genio.
L’amore per la scultura equivaleva
all’amore per una donna:
passionale,
impavido,
fervido,
zelante,
e – non di meno – poetico.
Il marmo era per lui come Camille:
tenace, resistente, puro, prezioso, e quasi –
quasi – insgretolabile.
A patto di non compiere il colossale errore
di dare una scalpellata di troppo.
A quel punto anche una donna,
che pare esser stata scolpita in una materiale eterno,
può disfarsi in briciole,
come una statua di marmo
spinta giù dal piedistallo.
Ma qualcuno a suo tempo sibilò: “ Auguste non ha amato che lei…”.
Non ha amato che lei.
Ma lei, chi?
Lei, l’arte? O lei…Camille?
Congetture irrisolvibili. Materia per storici, teorici o inguaribili romantici.
E non è forse un caso che ad un materiale duro come il marmo, Rodin preferisse la duttile e plasmabile argilla.
Una donna da plasmare, non è forse più comoda, di una scolpita in un materiale eterno…come può essere il marmo?
“Pensava in argilla…”, disse di lui Rudolf Wittkover.
Questa è la vicenda di un artista che incontra un altro artista.
Ma il caso vuole che l’altro artista sia donna, e che sia selvaggia, sia bella, e molto più giovane di lui.
Questa è la vicenda dell’amore che si incontra nell’arte, e che con l’arte si fonde.
È una vicenda in cui gli egoismi mal si intrecciano coi sentimenti.
È la vicenda di un uomo che all’ombra della sua notorietà artistica fa germogliare una grande artista, senza mai lasciarla realmente sbocciare.
Ma torniamo all’uomo, appunto.
Torniamo al maestro, torniamo allo scultore.
August Rodin nacque nel 1840.
Nello stesso anno venne alla luce Claude Monet, padre della corrente Impressionista.
Come quest ultimo, anch’egli investigò il passato e la tecnica, allo scopo di scollarsi dalla tradizione, operando una rivoluzione.
E la prima sfida fu la medesima:
lasciar entrare l’atmosfera nell’opera.
Rendere la mutevolezza.
Eternarla attraverso l’arte.
Rodin ambiva a rappresentare la figura completa della sua naturale mutevolezza.
Una mutevolezza che soltanto lo spazio e il tempo, in continuo cambiamento, possono raccontare.
Se Claude cercava, mediante la pittura, di cogliere gli effetti atmosferici e le variazioni di questi al variare della luce nelle diverse ore del giorno, August tentava, attraverso la scultura, di tradurre la poetica impressionista in una nuova, plasmata, indefinitezza .
Il suo modo di scolpire, così personale e rivoluzionario è in realtà il risultato di uno studio approfondito dell’opera e della tecnica grandi maestri della scultura Rinascimentale italiana.
Si trasferì in Italia esattamente nel 1875, in seguito ad un importante rifiuto da parte della giuria di un Salon parigino, e qui approfondì la conoscenza dell’opera di Donatello e Michelangelo.
Ma fu quest ultimo ad intrappolarlo inevitabilmente, nella rete della suggestione e del fascino.
La terribilità Michelangiolesca, le tensioni muscolari, il plasticismo e il dramma dell’uomo impantanato nel suo destino, scaraventarono lo scultore francese in uno stato di profonda contemplazione. E dal grande genio del Rinascimento Maturo, la scultura di Auguste acquisì imponenza ed espressività corporea.
I corpi scolpiti da Rodin, vivono infatti come sospesi tra flessuosità e tensione.
L’eredità del Giudizio Universale (in questo caso di un affresco) Michelangiolesco , tornerà invece nel progetto, mai portato a termine ma avviato nel 1888, della Porta dell’Inferno, ispirata alla Divina Commedia di Dante Alighieri.
L’intero complesso scultoreo voleva essere una vera e propria allegoria della dannazione.
Fu un progetto assai ambizioso, che impegnò il maestro per tutta la vita, ma che non fu mai portato a termine.
Il “Pensatore”, inizialmente chiamato “Poeta” è una delle prime sculture realizzate proprio per questo gruppo. Si tratta di un Dante per la prima volta nudo, raccolto e meditabondo; concentrato sui suoi nebulosi pensieri, o sulle sue colte riflessioni, col mento che poggia sul dorso della mano.
Di imponenza michelangiolesca, il “Pensatore” è un omaggio all’intelletto e alla poesia stessa.
Anche il celebre “Bacio” – opera che contribuì grandemente a costruire la fama di Rodin come di uno scultore erotico – doveva far parte del progetto relativo alla Porta dell’Inferno, tanto che per realizzarlo lo scultore si ispirò alla vicenda di Paolo e Francesca, narrata da Dante nel V Canto dell’Inferno. Una delle poche opere di Rodin a trovare largo consenso, tanto che gli fu richiesto di trasporla in marmo e in dimensioni monumentali per l’Esposizione Universale del 1889, quella per la quale fu edificata la Torre avveniristica di Gustave Eiffel.
Ma August si rifiutò; la considerava un’opera troppo accademica!
E se è vero che il “Bacio”, in quanto accademico, raccolse una miriade di consensi, un’opera che invece fu immediatamente contestata, ma che reca in sé ancora una volta l’impronta dell’eredità Michelangiolesca, e nello specifico del non-finito, è il ritratto dello scrittore Honoré De Balzac. Siamo nel 1893. Eppure l’incompiutezza voluta, l’indefinitezza, diremmo, di quest’opera, non viene accettata dai committenti.
Il Balzac, che oggi giganteggia in un triangolo di verde di Boulevard Raspail, abbigliato da un’ampia veste da camera (come era abitudine dello scrittore ritratto) fu fuso in bronzo soltanto venti anni dopo quel rifiuto.
Bisogna precisare che il non-finito michelangiolesco fu comunque svuotato da Rodin della sua stessa poetica, del suo dramma, per divenire pretesto, tecnica, metodo da adottare al fine di ottenere quell’effetto di incompiutezza; quell’indefinitezza che i corpi vivono naturalmente, in uno spazio mutevole.
Rodin sosteneva che Michelangelo stesso lo avesse liberato dall’accademismo.
E se prendiamo in considerazione la questione del non-finito, questa dichiarazione appare effettiva ai nostri occhi.
Attraverso un linguaggio scultoreo abilmente realistico, Rodin seppe rendere l’effetto del movimento, del mutamento, della transitorietà.
Oggi, sono le stanze della casa parigina dello scultore, sita in rue de Varenne 77, nei pressi de Les Invalides, a conservare gran parte della sua produzione: ben 6600 sculture, oltre a bozzetti e progetti vari.
L’abitazione fu donata allo Stato Francese, che la trasformò nel “Museo Rodin”.
E proprio da una collaborazione col “Museo Rodin”, nasce la mostra “Rodin, le origini del genio”, allestita presso lo “Spazi Arte” di Legnano, e in cui si possono ammirare ben 66 sculture, 26 disegni e 19 dipinti inediti dell’artista.
Il percorso espositivo attraversa l’intera vita dello scultore, dall’età dei quattordici anni e sino alla morte.
Tra le opere più celebri, il San Giovanni Battista, Il Pensatore (esposto in due versioni, quella in gesso e quella in bronzo) , Il Bacio, L’uomo dal naso rotto, Fugit Amor, Le grandi Ombre, La Défence, L’Età del Bronzo.
E la vicenda artistica e amorosa, che vede la vita dello scultore intrecciarsi per lunghi anni a quella di una delle più grandi artiste di tutti i tempi, la claudicante, suprema, Camille Claudel, non poteva essere omessa da questa esposizione.
Nel salone espositivo della Banca di Legnano, infatti, è possibile ammirare un ciclo fotografico che ritrae i capolavori di Camille Claudel e Auguste Rodin.
Recensione di Giovanna Lacedra del 28 dicembre 2010
La mostra “Rodin, le origini del genio”, sarà visitabile fino al 20 marzo 2011.
Catalogo Allemandi.
Per info:
Spazio Arte Legnano
Via Gilardelli, 10
20025 Legnano Milano
www.mostrarodin.it