-SFREGI- i versi affilati di Luca Ferrari, presentati al Lido di Venezia.
Sono le 17.30 del 9 luglio 2009.
E siamo al Lido di Venezia, precisamente al Beach Pagoda della spiaggia Des Bains nell’attesa di che qualcosa di importante abbia inizio.
Sullo sfondo la celeste distesa del mare, il pavimento di sabbia corso dai bambini in costume, il legno laccato di bianco delle cabine, gli ombrelloni colorati.
È un estivo pomeriggio italiano, ai tavolini bianchi del bar la gente siede per consumare un gelato o un caffè, chiacchierando di frivolezze che rendano più leggera l’atmosfera…
Ma può succedere che un week-end balneare si vesta di cultura, di poesia, e di verità.
E può succedere che proprio la location più insolita, quale è appunto quella di un lido balneare, diventi inconsueto luogo di colte dissertazioni, di interazioni di un certo spessore tra pubblico e protagonista, e di letture di testi poetici.
Ciò che di importante sta per accadere, è un incontro culturale finalizzato alla presentazione dell’ultima raccolta di poesie-rock-cinematografiche del trentaduenne Luca Ferrari, giornalista e scrittore veneziano alla sua quarta pubblicazione.
I testi letti e commentati, sono quelli tratti da “Sfregi”, raccolta pubblicata per La Versiliana Editrice, di Fucecchio (FI).
Ad introdurlo, un’affermata pittrice italiana di grafica islamica, nonché donna di raffinata cultura, Shamira Minozzi, che ha definito le poesie di Ferrari, come veri e propri flash cinematografici.
Immediati e catalizzanti.
Nello snodarsi di questa narrazione in versi, si avverte infatti la velocità di immagini che si susseguono e rincorrono come fotogrammi in proiezione.
Parole che hanno la capacità di restituire al lettore travolto, l’immediatezza sferzante del sentire più vero. Quel sentire profondo che nell’isolamento di una rabbia tagliente, sfregia il silenzio, lo squarcia, lo apre…e finalmente grida!
Ferrari descrive questo suo ultimo lavoro come un vero e proprio grido di rabbia, che esplodendo diviene poi energia costruttiva. Un’energia mirante a risvegliare l’anima da quel letargico subire che sovente ci rende vittime passive dell’indifferenza e dell’insensibilità.
Remissivi e accondiscendenti, ci riscopriamo spesso a sopravvivere, incapaci ormai di riemergere dalla fangosa palude di un passato mesto.
Ma lo sfregio è un grido.
È il rumore di chi non vuole più tacere.
Più che poesie, l’autore considera le sue composizioni veri e propri testi, poiché è dalla musica rock - più precisamente dal sound della Seattle degli anni ’90 - e dal cinema, che spontaneamente attinge, recuperando quella materia prima da plasmare poi in un dinamismo di audaci parole.
Parole sferzanti. Energiche. Inchiodanti.
Parole sfregianti.
Affilate perché vive.
Dirompenti, perché vere.
E la verità, come l’autore stesso afferma, è sempre e soltanto una.
E arriva dritta al cuore del silenzio.Aprendolo, finalmente.
Quelli di Luca sono “versi istintivi”.
“Io scrivo di getto” ha dichiarato.
Le sue poesie-rock sono dei dialoghi di confine, sono flash di un passato che spinge la voce in avanti, condensandola in un suono randagio e adrenalinico al contempo.
La voce che torna, che spacca e spinge, diviene un salto in bungee jumping nel vuoto, quando il vuoto ha già consumato abbastanza vita per non decidere di rischiare quella che resta, nell’incerta immensità del vivere più autentico.
“La poesia è per me istinto”, afferma l’autore, “è un’energia violenta, una saetta…”
E leggendo alcuni dei suoi versi, io, spettatrice e uditrice, attenta a carpire l’essenza e la meta ultima di questo viaggio nelle parole, capisco quanto queste sue composizioni sappiano realmente essere coltelli.
Vi invito a leggerle, a lasciarvi inghiottire dal saettante dinamismo della narrazione.
Vi invito a viverle, come un’esplorazione.
Vi invito a viaggiare nelle pagine, a cadere tra le parole, a raccogliere in esse quel suono che possa somigliare alla vostra voce.
Perché sono parole che arrivano. Parole che recidono e aprono, inevitabilmente, la buccia spessa che vi blinda. Se ancora c’è. Se ancora non siete liberi. Se ancora siete trincerati in una condizione di arrendevolezza.
La vita si ribella. Deve farlo. È un suo diritto.
Lasciamo pure che accada!
I testi di Luca Ferrari sanno squarciare la calma, quando questa è un inganno, sanno bucarla, perché sia qualcos’altro a passare…
Energia, desiderio e necessità di cambiare le cose, di reagire alla disillusione, di rendere la rabbia sommessa un campo d’azione in cui onde magnetiche lavorino affinché la vita sia.
Proprio come in Neverland, film citato dallo stesso Luca durante questa presentazione:
“quello che più mi ha colpito e che davvero mi ha tolto il fiato di questo film, portandomi a precise riflessioni, è stata la capacità che il protagonista, interpretato da Jhonny Deep ha avuto, di prendere la propria vita e tramutarla in qualcosa di fantastico e reale al tempo stesso.. .”
Può accadere.
Questo è il messaggio finale di “Sfregi”.
La vita può trasformarsi in qualcosa di meglio.
Ma puoi trasformarla soltanto tu.
E puoi farlo se decidi di agire per sciogliere quel nodo isolante di rabbia e dolore, che ti fa sentire incapace e ti porta a subire il peggiore dei mali che può arrivarti dall’esterno: l’indifferenza.
“È scritto. Ho appena iniziato. Adesso parlo IO”.
La rabbia narrata è allora una rabbia salvifica, serbatoio di energie non più distruttive, ma edificanti.
Ed è quanto accade ad ognuno, quando il dolore diviene insegnamento, e quando i territori della più solitaria sofferenza vengono setacciati, a mani nude, da te che soffri, perché hai capito che per salvarti dovrai scavare col tuo urlo alla ricerca di qualcosa che possa indicarti la strada verso la redenzione.
La rabbia è un’energia distruttiva o creativa.
La conversione è solo un atto di volontà.
Puoi riuscire, alla fine, ad estrarre la mappa di quel percorso: puoi partire, e passare infine dalla rabbia all’adrenalina, dalla caduta al volo.
Puoi farcela , perché hai finalmente compreso il messaggio di questo libro, che l’autore ha spiegato agli uditori del Lido, con queste esemplari parole:
“…lo sfregio altro non è che un taglio generante urla di sofferenza, urla che potranno poi diventare grida di lotta…perché l’essere umano, ne sono convinto, è dotato di un potere straordinario, del quale però troppo spesso non è consapevole…”
‘…Nostradamus impertinente
nel risvegliare
un lucido inconscio ossessionato
da un salvifico
spiraglio di reale sofferenza”
(“22 Maggio”, tratta da Sfregi)
Grazie Luca. Questo libro è un dono.