Dopo gli show milanesi del 1998, del tour di Mechanical Animals, e nel 2001, di Holy Wood, per la terza volta mi ritrovo di fronte ai Marilyn Manson. Questa volta a Villorba, in provincia di Treviso, per il tour autunnale di “The high end of low”. Sarà ancora all’atezza della sua “demoniaca” fama?
La giornata è piovosa ma l'ingresso, superato le pratiche di accreditamento, è scorrevole e veloce. Attorno al palazzetto non ci sono i classici stand di t-shirt/felpe (spunteranno nel dopo concerto). L'unico, al momento, è dentro la struttura, col merchandising ufficiale a prezzi non proprio economici.
Mi guardo un po' intorno. Un'emittente televisiva locale cerca di rubare qualche dichiarazione ai fan vestiti più in sintonia con la band. Ma gli va male. Una ragazza, bardata di nera e truccata a dovere, non gradisce troppo. E quando si sente chiedere di Marilyn Manson, presentato come il Diavolo o simili, risponde con un laconico, “Una volta, forse”. Staremo a vedere se ha ragione lei.
Il concerto inizia puntuale. Partono i londinesi Esoterica. Sound possente. Riscuotono applausi, ma il grosso del pubblico deve ancora arrivare. Alla fine della loro performance, dopo una quarantina di intensi minuti, il popolo mansoniano ha riempito per benino l'anfiteatro trevigiano.
Cala il buio (le tenebre?). Iniziano i colpi di batteria. Sono le prime note di “Cruci-fiction in space”, ottava traccia di Holy Wood. Ma lui, dov’è? Effetti di nebbia lo tengono lontano dagli sguardi (e dai flash) dei fan e addetti ai lavori. Le parti si invertono. Con una luce rossa, è Manson a cercare e indicare il pubblico.
La band sprigiona alcuni classici del suo repertorio. Manca però un elemento chiave dei suoi spettacoli. Lo spettacolo, per l’appunto. Poca scenografia. Per chi era alla ricerca di fantomatiche sensazioni sataniche, bibbie strappate o simili, sarà rimasto deluso. Solo qualche linea gotica. Sembra un classico musicista rock. Niente effetti scenici. Pochi intervalli. Niente discorsi (prediche).
“This is evolution/ The monkey/ The man/ And then the gun”…canta nella prima canzone. Non fa tempo a finire che parte subito con il secondo pezzo (tradizionalmente più veloce, e un singolo). Trattasi di “Disposable teens”, ancora da Holi Wood.
Manson fa il suo dovere, ma è evidente che qualcosa del passato non faccia più parte della sua evoluzione. Artista a 360°, la musica è una costola del suo ampio mondo compositivo. Canta ancora Holy Wood con Love song, quindi passa a uno dei pezzi più potenti dell'album "Antichrist Superstar", Irresponsabile hate anthem, subito seguito da Dried Up, Tied and Dead to the World, sempre dal medesimo album.
Twiggy Ramirez, storico bassista della band, rientrato di recente nei MM appare meno graffiante e meno personaggio sul palco. Le canzoni a venire comunque riscaldano. “Coma white” (da Mechanical Animals), We're from America (da The high end of low), The dope show e Rock is dead (da Mechanical Animals) e l’immortale cover degli Eurythmics, Sweet dreams.
Quest’ultima fu l’inizio della loro fortuna commerciale. Il video, all’inizio super censurato, così come loro, via via si guadagnarono sempre più spazio. Scioccando. Ma soprattutto proponendo una risposta estrema allo strapotere (allora) delle boy/girl band.
Finisce lo show con uno dei loro manigesti musicali, "The Beautiful People". Resto un po' perplesso. Il pubblico non ha cantato molto. Dei tre concerti visti della band americana inoltre, non ho mai sentito una canzone del primo album, "Portait of an American Family". Peccato.
Ho l'impressione di avere assistito a una nuova era per i Marilyn Manson. Non imprigionati nel carrozzone mascherato di Kiss o Alice Cooper, ma alla ricerca di una nuova identità.
Coma White, live in Munchen 24.11.2009 - Marilyn Manson , da YouTube
Pubblicato il: 2-12-2009 (Luca Ferrari)
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