Un suono distorto, strapazzato. Come solo i garage di una volta riuscivano a partorire. Una chitarra che si arrampica sulle corde vocali di una voce gracchiante. Una band allergica alle mode. In una parola, Mudhoney. Musicisti vecchia scuola che nel loro mondo underground sanno ancora ispirare vecchie e nuove generazioni.
Per chi non è mai riuscito a dimenticare (e sono moltissimi) il sound di Seattle, si preannuncia un autunno bollente per gli amanti del genere. Se a settembre uscirà il nuovo album dei Pearl Jam, a ottobre scenderanno in Italia proprio i Mudhoney per tre date, promosse da Live Nation: mercoledì 21 ottobre al New Age Club di Roncade (TV), giovedì 22 ottobre all’Alpheus di Roma e venerdì 23 ottobre all’Estragon di Bologna.
Originari di Seattle, i Mudhoney, nacquero dalle ceneri dei Green River, da dove si staccarono il cantante Mark Arm e il chitarrista Steve Turner, per divergenze musicali in particolare con l’altro chitarrista, Stone Gossard e il bassista Jeff Ament, questi ultimi due poi passati ai Mother Love Bone, e quindi, dopo la morte del cantante Andy Wood (1966-1990), ai Pearl Jam.
Quella prima band ad ogni modo realizzò tre album: “Come on Down”, “Dry as a Bone” e “Rehab Doll”, e guadagnare molti consensi. Chiusa la pagina “Green river”, la nuova storia musicale per Arm e Turner inizia nel 1988 insieme al bassista Matt Lukin, appena uscito dai Melvins di Buzz Osbourne, e il batterista Dan Peters.
La loro prima fatica è il singolo “Touch me I’m sick” prodotto dalla Sub Pop, un vero e proprio inno generazionale, che sarà anche ripreso da Cameron Crowe nel film “Singles” (1992) come canzone simbolo, e dove di sfondo a due storie d’amore con, fra gli altri, Bridget Fonda e Matt Dillon, il regista puntava le telecamere proprio sul nascente movimento musicale di Seattle. Gli stessi Mudhoney parteciperanno alla colonna sonora del film con la canzone “Overblown”.
Dopo il singolo esce l’EP, “Superfuzz Bigmuff”, un concentrato di rock e distorsione. Saranno prodotte varie versioni, e successivamente una insieme ad altri singoli dove spiccano canzoni come “Hate the police”, “Burn it clean”, “No one has”, e “Need”.
I Mudhoney, una delle band più ammirate insieme a Sonic youth e Pixies da Kurt Cobain (cantante/chitarrista dei Nirvana) con cui in più occasioni divisero il palco, hanno espresso un suono molto ruvido e distorto con talune cavalcate punk. Quasi a voler miscelare le lezioni canadesi di Neil Young (e degli stessi newyorkesi Sonic sopraccitati) con l’essenzialità dei Ramones.
Il 20 maggio 2008 intanto, è uscito il nuovo album. L’ottavo in studio: “The Lucky Ones”, prodotto dalla leggendaria Sub Pop, l’etichetta che ha fine anni ’80 lanciò quelle che sarebbero diventate delle vere leggende della musica: Nirvana, Soundgarden e gli stessi Mudhoney. Rispetto alla formazione originale, l’unico mancante è Matt Lukin, sostituito dal 2001 da Guy Muddison.
Undici le tracce: "I'm Now" - 2:40, "Inside Out Over You" - 3:25 , "The Lucky Ones" - 4:52, "Next Time" - 3:01, "And the Shimmering Light" - 3:05, "The Open Mind" - 2:26, "What's This Thing?" - 2:54, "Running Out" - 3:28, "Tales of Terror" - 3:17 , "We Are Rising" - 4:30 e "New Meaning" - 2:39.
Mudhoney - Touch Me I'm Sick - Live 1991
Pubblicato il: 17-6-2009 (Luca Ferrari)
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