L’Africa non è mai stata così festosamente vicina. Sabato 18 luglio è iniziata l’avventura del Festival Note di Notte 2009. A battezzare l’evento, molto atteso nel sud est siciliano, la star algerina Khaled, che ha presentato in prima nazionale il suo ultimo lavoro discografico: Liberté (Az/Universal).
L’artista, nato a Sid El Houari (Marocco) nel 1960, si è avvicinato alla musica fin da bambino (a 17 anni aveva già inciso cinque album) e nel 1986 realizzò il sogno di trasferirsi a Parigi. Mescolando groove americani e ritmi orientali, sonorità funk e folk tradizionale, Khaled varcò “le porte dell’Occidente”. In pochi anni si impose sia come musicista che come autore, portando la musica araba alla ribalta mondiale e diventa il re del pop raï.
Un musicista dunque che ha segnato una rivoluzione nella musica araba, e non solo per le tematiche affrontate. Suo è infatti il merito di una modernizzazione attraverso l’introduzione graduale di chitarre elettriche e sintetizzatore in sostituzione di alcuni strumenti della tradizione.
Il suo ultimo disco, pubblicato per la Az/Universal, ha un titolo molto significativo, poiché Khaled, per aver cantato temi considerati proibiti dalla censura islamica e governativa, ha dovuto lasciare la propria terra natia più di venti anni fa.
Ma quello cui ha assistito un pubblico gremito a Pozzallo, in Sicilia, non è stato solo un evento musicale, ma un incontro culturale fare esseri umani. Un momento integrazione e di festa, più importante e più efficace di qualsiasi tavola rotonda, convegno o conferenza su un tema sempre estremamente delicato come l’immigrazione.
E il senso di cosa abbia rappresentato il concerto della star algerina è nelle emozioni di due spettatori. Uno magrebino, l’altro italiano. Il primo senza lavoro ma con una luce molto eloquente negli occhi, che stringeva orgogliosamente tra le mani il suo biglietto d’ingresso al concerto, commentando che Khaled merita il paradiso e ringrazia l’organizzazione per averlo invitato a cantare.
L’altro, imprenditore italiano di successo con un’infanzia da figlio di emigrato in Svizzera, ricorda con commozione i rari momenti in cui eventi straordinari riuscivano ad annullare la distanza tra la sua famiglia e la gente del posto. Comprendendo e condividendo la gioia dei tanti magrebini accorsi al concerto, si unisce ai ringraziamenti all’organizzazione per aver creato un evento che segnerà la memoria di tanta gente che vive quotidianamente un forte disagio.
Nella notte di Pozzallo, l’immigrato di ieri e di oggi. Uomini che hanno sentito o che sentono ancora il peso di un pregiudizio, di uno sguardo diffidente o indifferente - hanno il cuore che batte all’unisono mentre danzano al ritmo mediterraneo e trascinante delle canzoni del re del pop raï.
Che siano brani ascoltati per la prima volta, o che sia l’amatissima Aicha, poco cambia. Il valore simbolico di questa serata vissuta fianco a fianco travalica le logiche dello spettacolo. Nella notte di Pozzallo il porto smette di essere teatro di storie drammatiche, di emergenze, di sbarchi clandestini, di ricoveri d’urgenza. Per una volta il porto è culla di una gioia immensa che si esprime danzando e sventolando bandiere algerine.
Khaled - Aicha cheb , da YouTube
Pubblicato il: 21-7-2009 (Luca Ferrari)
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