Tennis internazionale. Wimbledon. Federer conquista anche la Storia (...senza Nadal)
Articolo di Luca Ferrari del 6 luglio 09
Roger Federer, tennista svizzero di Basilea, ha conquistato il torneo di Wilmbledon. Il sesto in carriera (a un solo trionfo dalla coppia anglo/americana, Renshaw/Sampras, fermi a sette). Grazie a questo titolo, ha ottenuto la sua quindicesima vittoria in un torneo del Grande Slam, diventando così il più vincente (in questa speciale categoria) di tutti i tempi.
Ieri Roger ha giocato la sua settima finale consecutiva sull’erba inglese, contro l’americano Andy Roddick. Sul 5-5 del primo set, ha avuto quattro chance di strappargli il servizio, poi ha perso il primo set. La sua vittoria l’ha conquistata nel secondo, quando arrivato al tie-break erra sotto per 6-2, e ha vinto per 8-6.
Un altro tie-break vinto (7-5, il terzo set), quindi il ritorno di Roddick, e poi la maratona del quinto set, finita 16-14. Un finale senza precedenti nella storia del tennis, che consegna gloria e fama imperitura al tennista elvetico, che centra la storica accoppiata Roland Garros/ Wimbledon, riuscita l’anno passato allo spagnolo Rafael Nadal.
Niente da fare per Roddick, che perde la terza finale su altrettante sull’erba inglese, e sempre battuto da Roger Federer. Dopo il biennio 2004-05, ora tocca il 2009. Se può essergli di consolazione, anche il croato Goran Ivanisevic perse tre finali prima di centrare la vittoria.
Torniamo a Federer. Senza nulla togliere a un giocatore di rara eleganza e potenza, uno dei pochi che fa ancora il rovescio a una mano, in un’epica dominata dai bimani, la sua vittoria ha il suo lato oscuro. L’assenza di Rafael Nadal. Il mancino capace di mettere talmente sotto pressione lo svizzero, da vederlo sfaldarsi a livello psicologico, soprattutto in questa stagione.
Analizzando il 2009 di Federer, ci si scontra con i numeri. Perde in semifinale a Doha contro Andy Murray, e subito dopo in finale (contro pronostico) agli Australian Open, prima prova del Grande Slam, al quinto set, da Rafael Nadal. Pausa, e ritorno sui campi in marzo al Master 1000 di Indian Wells dove perde ancora in semifinale da Murray. Analogo piazzamento a Key Biscayne dove esce per mano del serbo Djokovic.
Inizia la stagione sull’ostile (per lui) terra battuta. La prima uscita è da dimenticare. A Montecarlo, il connazionale Wawrinka lo elimina al terzo turno. A Roma, esce ancora in semifinale per mano di Djokovic, quindi il primo trionfo a Madrid, proprio contro Nadal. Il suo avversario è palesemente sotto tono però, causa maratona di più di quattro ore il giorno prima in semifinale.
Roger non era mai riuscito a battere i colleghi delle prima quattro posizioni, mostrando una certa fragilità che poco si addice a un numero 1 del mondo, com’era stato prima che Nadal lo scavalcasse. A Parigi, c’è la svolta. L’invincibile spagnolo si scopre umano. Un mezzo infortunio lo fa giocare sotto il suo abituale standard, e viene eliminato agli ottavi dallo svedese Soderling. Per Roger è un nuovo inizio e trionfa nell’unica prova dello Slam che ancora gli mancava.
Nadal annuncia la sua assenza da Wimbledon, e non potrà così difendere il suo titolo conquistato l’anno scorso, dopo aver battuto in finale (al quinto set) proprio Federer.
Roger è un campione. E’ indubbio. E’ un campione fragile. Si è imposto nel circuito APT in un momento in cui i grandi dominatori erano in fase calante (Sampras, Agassi) e le giovani leve erano troppo discontinue per consolidare durature presenze ai vertici della classifica: Safin, Hewitt, Philippousis.
Federer ha vinto (quasi) tutto quello che poteva. Un esempio di correttezza e professionismo. Sembrava imbattibile fino al giorno in cui è arrivato uno scatenato ragazzino da Maiorca, terraiolo, che ha iniziato a togliergli successi e riflettori, battendolo perfino sul cemento australiano e sull’erba inglese.
Adesso la storia è cambiata. Roger Federer ha vinto e conquistato la Storia. Con un aiutino, ha ribaltato un’annata che sembrava aver dato inizio alla sua parabola discendente. Ha risposto coi fatti. E adesso, anche se Nadal lo battesse sempre, ormai il tennista svizzero può giocare in uno stato mentale impensabile fino a due mesi fa, quando in molti vedevano in lui un campione semi-bollito.